off with their heads
Musica

Off With Their Heads : la disperazione non è finita

Gli Off With Their Heads sono una di quelle band che mi mancava e che mi tiene ancora legato al panorama punk rock, quindi un nuovo album a distanza di 6 anni dal precedente mi rende felice e contento di ascoltare la musica in cui ho smesso di credere perchè tendenzialmente morta e sepolta.

Ho sempre avuto un debole per Ryan Young, fin da quando nel 2006 ho ascoltato per la prima volta “Hospitals”, ep che mi ha letteralmente catapultato nella disperazione che lo accompagna e che a differenza di molti altri riesce a mettere nella propria musica.
Si, perchè sono uno di quelli che ha sempre creduto che per suonare, o meglio, scrivere canzoni punk rock un minimo di pazzia e disturbo a livello interiore tu debba averne.

Nei pezzi degli Off With Their Heads si è sempre respirato quell’incapacità di vivere e di accettare la merda che ti viene propinata a piccole o grandi dosi dagli altri.
Non nascondo di essermi spesso immedesimato in alcune canzoni, di aver trovato un filo conduttore nella mia vita molto vicino a quello raccontato e cantato con la disperazione di chi lotta come un matto per cercare di uscirne o quantomeno lasciarsi alle spalle problematiche varie.

“Be Good”, il disco uscito ancora una volta per Epitaph il 16 agosto, non è il migliore della loro produzione ma è sicuramente quello che mi piace di più.
Può sembrare un controsenso lo so, ma è così.

Quel pizzico di pop che li ha sempre accompagnati, questa volta lascia il passo a musiche crudissime, chitarroni pesanti e cupi, a volte ho avuto come l’impressione di ascoltare un disco metal.
I pezzi sono quasi tutti urlati, disperati e lancinanti.
Uno collegato all’altro, sembra che senza il precedente non ci sarebbe nemmeno il prossimo.
Un pugno nello stomaco.

Registrato a Minneapolis nello stesso studio di “In utero” dei Nirvana.
Prodotto, finalmente, dallo stesso Ryan Young.
E si sente, si respira, si vive fino all’ultimo respiro.

Se si associa ancora la parola punk al rock è grazie a dischi (pochi purtroppo) come questi.
Vitale per le nostre discografie.

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