edda
Musica

Edda e i cantautori moderni

Raccontare chi era Edda risulterebbe difficile, soprattutto per chi non ha vissuto in prima persona gli anni 90 del rock italiano, quello vero, sudato, genuino e talentuoso.
Prima di innamorarmi dei Green Day e del punk rock (Planet Earth, 1994), ho avuto la fortuna di farmi le ossa con il rock, a differenza di chi pompava nelle casse del proprio stereo roba sfigata tipo 883 e la dance di Albertino, Molella e Prezioso.

Ho un background bello tosto, non ho mai negato che ascoltare quel tipo di musica mi abbia aperto la mente e preparato a vivere in una certa maniera, perchè sono sempre stato dell’idea che se ascolti un certo sound devi vivere di quel sound.

Ho vissuto rock nel periodo 90-94, in piena adolescenza, in piena impennata di ribellione, che sarebbe arrivata poi prepotente con Dookie e tutto quello che ne scaturì per noi.

Ho consumato i primi due dischi di Ligabue, vedendolo live al campo sportivo di Busto Arsizio nel 1992 insieme a Timoria e Rats, due altre band fondamentali del periodo.
I Litfiba erano la mia passione, avevo tutta la loro discografia dal debutto di Desaparecido, passando per 17 Re e Terremoto.
Anche dopo l’esplosione della nuova ondata punk rock non smisi di seguire il genere, anzi iniziai a scoprire anche band straniere, ma gli italiani erano sempre i miei favoriti.
Ecco quindi i Negrita di “Cambio”, gli Interno 17 di “Hello”, i Karma de “Il cielo”, gli Afterhours, gli Estra, il primo disco dei Bluvertigo con “Iodio”, ma soprattutto i Ritmo Tribale di Edda.

Edda era unico.
La sua voce unica nel genere in Italia, il suo modo di stare sul palco, i suoi testi difficili da capire ma che ti colpivano allo stomaco.
Forse, azzardando, era piu punk lui di alcune band che in quel momento amavo e stimavo sopra ogni cosa.

I Ritmo Tribale erano milanesi, anzi lo sono ancora.
Due loro album stazionano ancora nei miei ascolti digitali moderni : Mantra e Psycorsonica.
Due autentici capolavori, due treni guidati da chitarroni, sonorità americane e poesia.
Edda poi si perse, lasciò la band, scappò in India tra gli Hare-Krishna e iniziò a drogarsi di brutto.

Dall’avvento di internet ho sempre cercato notizie su di lui, ma sembrava scomparso nel nulla, lui e il suo incredibile talento.
Finché un giorno cominciò a caricare su YouTube dei video in cui cantava nuove canzoni.
Invecchiato, ingrassato, quasi irriconoscibile.

Fin dal primo album solista ha raccolto consensi e pubblico.
Non ha mai raccolto il mio consenso, però.
Anzi, a dirla tutta non comprendo come possa riceverne, perchè da quel poco che ho ascoltato in questi anni, le sue produzioni non brillano in nulla, noiose ed estremamente di difficile ascolto.

Tutta l’ondata di cantautorato italiano degli ultimi 5 anni mi annoia.
I vari Calcutta, Brunori SAS, Dente, Coez, Motta, sono per me qualcosa di inspiegabile.
Attenzione, non sto dicendo che non meritano.
Sto dicendo che faccio fatica a capire il loro successo, perchè nel 90% dei casi propongono noia.
Capisco il dover essere un personaggio nella discografia odierna, fondamentale, oserei dire vitale.
Ma non colgo veramente il motivo della spinta che stanno avendo.

Edda fa parte di questa categoria, ma per me il suo essere artista rimane quello con il gonnellino a petto nudo mentre vomita rabbia e dolcezza dentro ad un microfono.
Quella era arte.
Quello era rock.
Quella era musica.
Quella era genialità.

Canzone di sottofondo consigliata : Universo – Ritmo Tribale (1995)

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