Solarolo
Ansie

A Solarolo, 20 anni fa

Solarolo, un paese in provincia di Ravenna, un po’ triste, un po’ vecchia maniera, un po’ troppo poco per un ragazzo di 20 anni catapultato dalla Milano che tutto ti offre.
20 anni io, 20 anni fa, servizio civile, obiettore di coscienza.
La cartolina rosa parlò chiaro : mi dovevo presentare il 5 luglio 1999 presso il comune di Solarolo per svolgere i miei 10 mesi di servizio civile.
E io cosa faccio? Non mi presento?
Certo che mi presento.
Saluto tutto e tutti, preparo il borsone, prendo il treno di un lunedì mattina qualsiasi senza sapere che mi avrebbe aperto gli occhi su tante cose.

A 20 anni è difficile capire ancora tante cose, ma esperienze del genere servono, rafforzano, ti fanno scoprire i tuoi limiti e le tue paure, ma ne esci rinvigorito e conscio di aver fatto qualcosa di utile a te e anche ad altri.

Quando partii odiavo i bambini.
Fui assegnato all’asilo nido comunale.
Che atroce beffa eh?
Cambiai idea nel giro di pochissimi giorni.
La mia routine era sveglia alle 7, servizio di pre-accoglienza alla scuola media dove facevo compagnia ai ragazzi che entravano prima del suono della campanella.
Suonata questa, scappavo a casa a fare colazione, aspettando le 9.30 quando iniziava il mio turno al nido.
Venivo impiegato in varie mansioni, dalle pulizie generali, alla cucina, e al gioco con i bambini.
In poco tempo legai tantissimo con tutti, maestre incluse che, viste le mie abilità di addomesticatore di bambini, mi proposero di affiancarle nella gestione della giornata.
Paura.
Accettai.
Il mio turno diventò unico, fino alle 15.30.
Non so come e non so perchè mi venne anche affidato il compito di messa a nanna dei piccoli, quindi una volta infilate 10 pesti nei lettini mi sdraiavo sul materassino e con loro il più delle volte mi addormentavo, sognando casa, gli amici e tutto il resto.

Furono 10 mesi di divertimento e nostalgia.
A Solarolo come potete immaginare non c’era molto da fare e io e il mio amico Daniele di Bergamo, anche lui obiettore e impiegato all’ufficio tecnico del comune, passavamo le giornate con le birre, con la tv, con i miei dischi e la sua tromba.

Casa nostra era bella, proprio sopra la biblioteca e davanti al campanile della chiesa.
Le ragazze del posto erano innamorate di noi, l’obiettore di coscienza era visto come un eroe, ma noi eravamo solo dei ragazzi distanti 300 km da casa.
Ci siamo divertiti sotto quel punto di vista eh…ma casa era casa.

Non ho piu messo piedi in quella città, a volte ne ho la voglia per vedere i cambiamenti, per incrociare magari lo sguardo di un ormai ragazzo a cui davo la mano per addormentarsi, per salutare Fosco l’edicolante o il barista in piazza.
Parte così la nostalgia al contrario, per quegli anni , per la mia giovinezza, per il mio essere alternativo verso tutto e tutti.
Mando giù la saliva e mi accorgo che sono cambiate tante cose, forse anche io non sono più lo stesso o forse lo sono ancora, ma in maniera piu saggia.
Quello che so di sicuro è che senza quella magnifica esperienza non sarei il padre di famiglia che sono adesso, perchè nel mio inconscio molte crisi di mio figlio le ho gia vissute 20 anni fa e gestirle sembra un pochino piu facile.
Grazie a Mirko, Camilla, Vittorio, Matteo, Andrea e a tutti gli altri bimbi, che ora non sanno nemmeno chi sono ma che forse ho aiutato nel periodo piu delicato della loro vita.

Canzone di sottofondo consigliata : Story of my life – Social Distortion (1990)

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